di #DES
IL GRIFONE TORNA A VOLARE!
È il Genoa più bello dell’anno solare quello sceso in campo oggi al Luigi Ferraris! Evidentemente rigenerato dalla sosta, durante la quale El Shaarawy e Traorè hanno lavorato sodo per recuperare la condizione, il nostro Grifone disputa una prima mezz’ora semplicemente sontuosa, stritolando letteralmente la Viola con un pressing feroce, un’intensità fuori dal comune e, soprattutto, una qualità nelle giocate che da queste parti non si vedeva da parecchio tempo.
L’uno-due targato Osmajic e Messias è micidiale, El Shaarawy sfiora il tris e, nonostante un gol annullato alla Fiorentina per un fuorigioco millimetrico, il 2-0 all’intervallo ci sta addirittura stretto. Soltanto negli ultimi minuti della prima frazione gli ospiti riescono ad affacciarsi pericolosamente dalle parti della nostra porta con Ranieri e Mastantuono, ma il dominio rossoblù, sino a quel momento, è stato pressoché assoluto.
Tatticamente, e non è affatto un caso, De Rossi disegna un Genoa capace di difendere a quattro contro i tre attaccanti gigliati, con Vasquez sulle tracce di Mastantuono e un Traorè, il nostro hombre vertical, che davanti alla difesa, allineato a Frendrup, fa letteralmente il bello e il cattivo tempo. Una sorta di 4-2-3-1 ben mimetizzato, nel quale Vasquez si allarga spesso in fase di costruzione per consentire al Faraone di giocare negli ultimi venticinque metri, mentre Osmajic, terminale offensivo di una squadra finalmente aggressiva e verticale, asfalta Ranieri, costringendolo a una partita sull’orlo del cartellino rosso.
Insomma, un Genoa da applausi. E, occorre dirlo, un De Rossi altrettanto bravo a preparare una partita che, almeno per quarantacinque minuti, rasenta la perfezione.
Ma il calcio, si sa, è una brutta bestia, e quando hai la possibilità di ammazzare una partita e non lo fai, il rischio di ritrovarti a soffrire è sempre dietro l’angolo. A fine primo tempo, infatti, un po’ di amaro in bocca per non aver trovato il terzo gol nel momento peggiore della Fiorentina lo avevo eccome. Anche perché un secondo tempo in sofferenza me lo sentivo colare dal naso!
E puntualmente arriva.
Vanoli, dopo una prima frazione disastrosa, cambia uomini e assetto tattico, spostando centralmente Mastantuono, che comincia a muoversi senza dare punti di riferimento e a mettere in apprensione la nostra retroguardia. La Fiorentina guadagna metri, prende progressivamente possesso del campo e costringe il Genoa ad abbassare il proprio baricentro. Davanti, il monumentale Osmajic, autentico mattatore del primo tempo, trova nell’ex Dragusin un avversario decisamente più ostico, mentre la nostra manovra perde quella fluidità che aveva mandato in tilt i viola.
Eppure, nonostante il predominio territoriale, la Fiorentina combina sostanzialmente poco o nulla, almeno sino all’episodio che riapre la partita: una sfortunata deviazione di Vasquez che vale il 2-1 e trasforma un finale che avrebbe potuto essere di ordinaria amministrazione in una sofferenza collettiva.
Da lì in avanti succede praticamente di tutto. Ndour prima si divora il pareggio, poi centra un palo clamoroso, mentre De Rossi decide che è arrivato il momento di mettere da parte il fioretto e tirare fuori l’elmetto. Autobus parcheggiato davanti alla porta, un 5-4-1 d’annata e tutti a difendere con le unghie e con i denti tre punti che, a quel punto, valgono oro.
In questo finale da cardiopalma merita una menzione particolare il diciottenne Wiafe, entrato inizialmente per dare supporto a Osmajic e poi sacrificatosi sulla destra con una sfrontatezza e una grinta fuori dal comune. Una di quelle prestazioni che, al di là della carta d’identità, raccontano molto del carattere di un ragazzo. E quando una squadra riesce a trovare energie, sacrificio e personalità anche nei suoi elementi più giovani, significa che qualcosa di buono si sta costruendo.
All’ultimo secondo ci pensa poi THOR a farci tirare un sospiro di sollievo grande quanto la Gradinata Nord, mettendo il sigillo su una vittoria tanto sofferta quanto fondamentale.
Resta negli occhi quel primo tempo meraviglioso, nel quale abbiamo visto un Genoa capace di dominare, aggredire, costruire e divertire. Resta anche la consapevolezza che questa squadra deve imparare a essere più cinica quando ha l’avversario alle corde, perché non sempre si può pensare di sopravvivere a quarantacinque minuti di sofferenza. Ma resta soprattutto una vittoria che pesa tantissimo, conquistata mostrando due facce apparentemente opposte eppure entrambe necessarie: la qualità per mettere sotto l’avversario e il carattere per resistere quando le cose si complicano.
E allora bravo DDR, bravi ragazzi e bravo soprattutto questo Genoa, che per un tempo ci ha fatto stropicciare gli occhi e per l’altro ci ha fatto consumare il fegato!
Ma in fondo, diciamocelo, le vittorie sofferte non sono forse le più belle?
Perché vincere dominando è meraviglioso, ma vincere dopo essersela fatta sotto sino all’ultimo secondo ha un sapore tutto particolare. Soprattutto per noi genoani, che evidentemente non siamo proprio fatti per vivere tranquilli!
FORZA GENOA, SEMPRE!❤️💙
#Des per #Futbolmarket

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