NON SIAMO UN BANCOMAT

di #GRINGO

Per cinque giornate siamo sembrati un bancomat. Di quelli che funzionano sempre, non chiedono commissioni e soprattutto non finiscono mai i contanti. Arrivavi, inserivi la tessera, digitavi il PIN e ritiravi tre punti. Servizio rapido, nessuna fila, cliente soddisfatto. E possibilmente arrivederci alla prossima stagione.

E invece, signori, il bancomat è fuori servizio.
Perché oggi, contro la Fiorentina, il Genoa ha finalmente deciso che la beneficenza può anche finire. Che i punti non sono omaggi promozionali e che chi viene a Marassi deve guadagnarseli, possibilmente sputando sangue. Non abbiamo risolto tutti i problemi, non siamo diventati fenomeni nel giro di novanta minuti e la classifica continua a essere brutta come una cartella esattoriale, ma almeno abbiamo ricordato a qualcuno, e forse anche a noi stessi, che il Ferraris non è una filiale bancaria aperta al pubblico.

Soprattutto abbiamo visto un Genoa che, finalmente, ha provato a giocare a calcio. Che sembra una considerazione banale, ma dopo questo inizio di campionato tanto banale non è.
De Rossi ha avuto il merito di osare, di mettere in campo qualità, di cercare soluzioni offensive senza limitarsi ad aspettare che succedesse qualcosa per grazia ricevuta. E il risultato si è visto, soprattutto in un primo tempo nel quale il Grifone ha mostrato intensità, idee e quella voglia di fare male all’avversario che troppe volte era rimasta negli spogliatoi.
Poi, naturalmente, abbiamo sofferto. Perché noi genoani non possiamo semplicemente vincere una partita, sarebbe troppo facile. Dobbiamo necessariamente arrivare agli ultimi minuti con la pressione a duecento, il cardiologo in preallarme e la sensazione che da un momento all’altro possa crollare tutto. Ma stavolta non è crollato niente, e già questa è una notizia.

Tra le note più interessanti della giornata c’è certamente Osmajic, uno che arrivava dalla Championship inglese, quella che qualcuno continua a considerare una specie di serie cadetta di seconda categoria soltanto perché non si chiama Premier League. E invece il montenegrino sta dimostrando che il calcio non si giudica dall’etichetta appiccicata sul campionato di provenienza.
La seconda divisione inglese è un torneo durissimo, fisico, intenso, nel quale si corre, si combatte e soprattutto si gioca a ritmi che parecchie squadre della nostra celebratissima Serie A potrebbero soltanto invidiare. E Osmajic ne è una dimostrazione concreta. Tre gol nelle prime sei giornate, un assist per Messias e una presenza offensiva che non si limita ad aspettare il pallone dentro l’area. Sul primo gol avvia l’azione con un colpo di tacco e va a concluderla, sul secondo attacca lo spazio, si allarga e confeziona per Messias un pallone che chiede soltanto di essere accompagnato in rete.
Insomma, non è soltanto uno che segna, ma uno che partecipa alla manovra, crea profondità, tiene impegnati i difensori e sa rendersi utile anche quando non è lui a mettere il pallone dentro. Non sarà Haaland, e nessuno pretende che lo diventi, ma forse sarebbe ora di smetterla di considerare automaticamente inferiore tutto ciò che arriva da un campionato straniero che porta il numero due anziché il numero uno. Perché la Championship inglese non è il campionato dell’oratorio e la nostra Serie A non è necessariamente il centro dell’universo calcistico.

Un altro sul quale vorrei soffermarmi è Vasquez, che a mio avviso rappresenta una delle risorse tattiche più preziose di questa squadra. E non soltanto per le sue qualità difensive.
Il messicano è un autentico jolly, uno di quei giocatori che permettono a un allenatore di cambiare l’assetto della squadra senza necessariamente cambiare gli uomini. Se serve solidità, può fare il braccetto di sinistra in una difesa a tre, garantendo copertura, fisicità ed equilibrio. Ma se la partita richiede maggiore spinta, se bisogna cercare profondità sulle fasce e guadagnare metri, può tranquillamente trasformarsi in un terzino sinistro di una difesa a quattro.
E attenzione, perché questa è una qualità tutt’altro che secondaria. Significa poter modificare il sistema di gioco durante la partita, adattarsi all’avversario, cercare soluzioni diverse senza sacrificare una sostituzione. E in un calcio nel quale le partite si decidono spesso proprio attraverso gli aggiustamenti tattici, avere un giocatore capace di interpretare più ruoli è un vantaggio enorme. Vasquez non sarà il terzino più offensivo del mondo, ma possiede intelligenza tattica, personalità e duttilità. E l’autorete di oggi, episodio sfortunato, non cambia di una virgola il giudizio su un calciatore che considero fondamentale per questo Genoa.

Naturalmente non possiamo dimenticare Messias ed El Shaarawy, due giocatori che, quando stanno bene e vengono messi nelle condizioni di esprimersi, possono dare a questa squadra qualcosa che è mancato terribilmente: la qualità. Quella che permette di saltare un uomo, inventare una giocata, trovare una soluzione dove gli altri vedono soltanto maglie avversarie. Perché correre è importante, combattere è indispensabile, ma ogni tanto sarebbe anche bello ricordarsi che il pallone è rotondo e si può trattare con un minimo di delicatezza.

Resta il problema della gestione delle partite, perché una squadra che si porta sul 2-0 dopo un quarto d’ora dovrebbe imparare a controllare il vantaggio senza trasformare il resto dell’incontro in un corso accelerato di cardiologia. La Fiorentina ha avuto le sue occasioni e negarlo sarebbe sciocco. Ma sarebbe altrettanto sciocco non riconoscere i meriti di un Genoa che oggi ha cercato la vittoria con convinzione, mostrando finalmente qualcosa di diverso dalla paura di perdere.
Adesso, però, viene il difficile. Perché tre punti non fanno una stagione, una rondine non fa primavera e quattro punti dopo sei giornate non autorizzano nessuno a prenotare gli alberghi per le trasferte europee. La classifica resta preoccupante, i problemi non sono spariti e sarebbe imperdonabile considerare questa vittoria come il certificato di guarigione di una squadra che ha ancora parecchia strada da fare.

Ma qualcosa, oggi, si è visto. Un centravanti che segna e fa segnare, un difensore capace di offrire soluzioni tattiche differenti, giocatori di qualità finalmente coinvolti e un allenatore che ha dimostrato di avere il coraggio di cercare strade diverse. Soprattutto, abbiamo visto una squadra che non ha accettato di recitare la parte della vittima designata.
Perché perdere può succedere, anche troppo spesso, purtroppo. Ma rassegnarsi a diventare il bancomat della Serie A, quello al quale tutti si presentano convinti di trovare tre punti disponibili, questo no. Non possiamo permettercelo. Non con questa maglia, non con questa storia e soprattutto non davanti a questa gente.

Oggi la Fiorentina è arrivata a Marassi, ha inserito la tessera, ha digitato il PIN e ha aspettato fiduciosa che uscissero i soliti tre punti.
Ma sullo schermo, finalmente, è comparsa una scritta diversa.

OPERAZIONE NEGATA. FONDI NON DISPONIBILI.

E speriamo che il guasto sia definitivo.

Buonanotte Grifoni, e come sempre… FORZA GENOA!
🟥🟦

#GRINGO per ⚽️ 🛒

Be the first to comment

Leave a Reply