Toffees Mania

 

Al centro della città di Liverpool c’è un quartiere che reca un nome che, nel corso degli anni e dei secoli si può dire a questo punto, è divenuto familiare a tutti in Inghilterra e nel mondo.
Il quartiere si chiama Everton ed è il vero cuore pulsante della città.
Questo quartiere, nel lontano 1878, ebbe l’onore di dare il suo nome alla prima squadra professionista cittadina, appunto l’ Everton Football Club 1878.
La storia di questa squadra porta in dote, ai giorni nostri, 9 titoli inglesi (l’ultimo nello stesso anno in cui in Italia trionfava il Napoli, la stagione 1986-87), 5 Coppe d’Inghilterra, 9 Charity Shield, 1 Coppa delle Fiere ed 1 Coppa delle Coppe. Inoltre è molto importante ricordare che l’Everton FC “vanta il maggior numero di partecipazioni (113) alle 117 edizioni complessive finora disputate del massimo campionato (Prima Divisione/Premier League) inglese, ed è il terzo club inglese in quanto a punti guadagnati in Prima Divisione/Premier League in tutti gli anni dell’esistenza della Lega Calcistica Inglese. (fonte wikipedia)“.
Insomma non stiamo parlando proprio di una “squadretta di quartiere” ma di una delle squadre più importanti in Inghilterra. Sebbene la sua gloriosa storia sia stata offuscata per molti anni dall’ Everton Athletic (nome con cui fu registrato l’attuale Liverpool), non si può negare che la storia del calcio inglese sia strettamente legata alla storia dell ‘Everton, non foss’anche per i tanti giocatori dati alla nazionale (65 nell’intera storia del calcio inglese) che hanno contribuito alla crescita del calcio d’Albione.

Negli ultimi anni l’Everton ha avuto fasi alterne, alternando campionati a dir poco deludenti a campionati “euforici” che l’hanno riportato più volte a giocare nelle competizioni europee.
Gli anni a cavallo dalla rifondazione del campionato inglese e della nascita quindi della Premier League, hanno visto l’Everton non brillare in campionato, collezionando nei primi 3 anni del nuovo campionato solo posizioni di rincalzo ai primi 10 e poco al di sopra della zona retrocessione, seppur protagonista della vittoria in FA Cup nella stagione 1994-1995, battendo il Manchester UTD per 1-0 (Rideout, giocatore con un passato anche in Italia al Bari). La parentesi della stagione 19995-1996 con un 6° posto in campionato e la vittoria dello Charity Shield non hanno però risollevato il club che ha continuato a navigare nei bassifondi della classifica fino alla stagione 2001-2002. Finalmente nella stagione successiva, l’Everton si risolleva anche grazie all’arrivo (nel 2002) di David Moyes, autore di un gran pezzo della recente storia dei blues, con la conquista di un ottimo 7° posto che però non da l’accesso all’Europa. La parentesi “infausta”, con David Moyes, dura una sola stagione, quella 2003-2004, quando l’Everton sfiora la retrocessione ma riesce a riscattarsi in pieno nelle stagioni a seguire. Nel 2004-2005 il punto più alto raggiunto finora dai Toffees in Premier League con il 4° posto che vale l’accesso ai preliminari di Champions League. Il vero capolavoro di Moyes grazie anche ai vari Cahill, Arteta, Pistone, Kilbane.
A partire da quella stagione, l’Everton si impone in Inghilterra e chiude i propri campionati sempre tra le prime 8 (unica pecca la stagione seguente ai preliminari, chiusa all’ 11° posto). Moyes deve fare i conti sempre e soltanto con una cassa che piange miseria e che non permette al tecnico di poter disporre del meglio sulla piazza. Ma il tecnico scozzese è fedele alla sua natura ed insiste ogni stagione con perseveranza e passione. Il nuovo “faro” della squadra diventa Tim Cahill, attuale capitano della nazionale australiana che andrà a Russia 2018 che con la sua classe, riesce a far conquistare un posto al sole ai Toffees, nonostante la caratura dei suoi compagni non sia di primissima levatura. A lui si affiancano però anche giocatori come Arteta, Pienaar, Baines, Fellaini, andando a costituire nel tempo uno zoccolo duro.
La stagione di Moyes all’Everton si chiude nel 2012-2013 quando, dopo aver portato la squadra al 6° posto, lascia per avventurarsi in quel di Manchester come erede del mito Ferguson. Purtroppo non andrà bene come con i Toffees.

E veniamo ai giorni nostri.
L’Everton attraversa il “Periodo Roberto Martinez”, contrastato, altalenante, esaltante e deludente al tempo stesso. L’impatto del tecnico spagnolo, reduce dall’esperienza positiva al Wigan è subito brillante e permette ai ragazzi in blu di arrivare a conquistare il 5° posto ed accedere all’Europa League. Si impone immediatamente il nuovo idolo di Goodison, Romelo Lukaku che nella sua prima stagione è autore di 15 gol.
Purtroppo però la “magia” del primo anno svanisce quasi subito nella stagione seguente, visto che l’Everton si classifica 11°, cosa che non accadeva da ben 10 anni e soprattutto non riesce a brillare in Europa. Superato il primo turno come vincente del girone H (Wolfsburg, Krasnodar e Lilla, gli altri avversari), l’Everton affronta lo Young Boys riuscendo a superare il turno agilmente ma si ferma agli ottavi con una sconfitta umiliante in Ucraina per 5-1 contro la Dinamo Kiev.
La stagione successiva vede ancora Lukaku brillare nella rosa con ben 18 gol ma ancora una volta la classifica finale recita: 11° posto.
A questo punto Martinez considera chiusa la sua parentesi in blue, visto anche il cattivo rapporto che si instaura fra lui ed alcuni giocatori importanti dello spogliatoio.
La dirigenza Kenwright (che intanto riesce ad annoverare un nuovo socio di maggioranza nella persona del businessman britannico di origine iraniana, Ardavan Farhad Moshiri) assume Ronald Koeman, certo che l’allenatore olandese, autore di una prestazione strabiliante con il Southampton nella stagione precedente (6° posto e qualificazione ai preliminari di Europa League), possa riportare in Europa la squadra.
La stagione  2016-2017 inizia in maniera trionfale e l’Everton, alla 5° giornata, è seconda dietro il Manchester Utd. Purtroppo però l’esaltazione iniziale viene scemando nel prosieguo del girone di andata che viene chiuso con 27 punti (13 punti in 5 giornate, 14 punti nelle 14 giornate successive). Il girone di ritorno è però una vera e propria cavalcata con ben 34 punti conquistati ed un 7° posto finale che significa ritorno in Europa League.
C’è però qualcosa che non quadra e iniziano i primi scricchiolii dallo spogliatoio. La squadra non gioca male ma neanche benissimo ed il vero ago della bilancia è sempre e soltanto lui, Romelo Lukaku (diventato intanto di proprietà completa dell’Everton) che nella sua migliore stagione finora, realizza 25 gol dietro solo al capocannoniere Harry Kane (Tottenham) che ne realizza 29.
Ed infatti tutti i nodi vengono al pettine.
La stagione 2017-2018 inizia non proprio nel migliore dei modi fra una voce che vuole Koeman al Barcellona come successore di Luis Enrique e con la cessione record di Lukaku al Manchester Utd che porta ben 84 MLN di euro nelle casse asfittiche dei Toffees.
Purtroppo la squadra non viene assemblata con molto criterio e, nonostante i 158 MLN di euro spesi per portare Gylfi Sigurdsson, Michael Keane, Jordan Pickford, Davy Klaassen, Nikola Vlasic, Sandro Ramírez, Cuco Martina, oltre al ritorno di Rooney, i risultati sono scadenti da subito.
Koeman viene esonerato dopo 9 giornate e un Everton che mette insieme solo 8 punti e ignobili prestazioni in campo.
La squadra viene momentaneamente assegnata all’allenatore U23 David Unsworth, vecchia gloria dell’Everton di Moyes che dovrà reggere il timone fintanto la dirigenza non riesca a trovare un nome giusto e riuscire a portare la barca in una zona di mare tranquilla, senza particolari scossoni.
I tifosi dei Toffees purtroppo sono avvezzi a stagioni difficili e dure ma hanno sempre potuto contare su prestazioni allo spasmo dei propri beneamini, nonostante le proprietà tecniche, molte volte, non fossero sufficienti ad essere sereni. Quest’anno però ci si è accorti che un’anarchia generica nello spogliatoio, un completo disorientamento in campo nel modo di giocare, prestazioni molto al di sotto di quanto pur minimamente ci si poteva aspettare, stanno scorando la passionalità dei tifosi, minando anche le più ferree pazienze.
I nomi fatti per avvicendare Koeman sono stati tanti finora. Da Silva del Watford a Dyche del Burnley a Chris Hughton del Brighton fino ad arrivare alle voci più disparate come quella su Ancelotti, Van Gaal, Christian Gourcuff, Sam Allardyce, Tony Pulis, Thomas Tuchel, Diego Pablo Simeone.
La verità è che una panchina che in questo momento potrebbe essere solo fino a fine stagione, non fa gola a molti mentre di contro dover assumere un grande manager per i prossimi anni costerebbe troppo per le casse sempre vuote della dirigenza Toffees che deve fare i conti anche con il discorso stadio nuovo che potrebbe essere realtà nei prossimi mesi e ci vorranno molti ma molti milioni di euro. Pertanto, anche per la presenza rassicurante di Unsworth, Kenwright e Moshiri non vogliono avere fretta e sbagliare di nuovo.

Ma intanto c’è comunque una squadra da riassettare ed una stagione da salvare, dopo anche l’umiliante eliminazione in Europa League nello stesso girone con l’Atalanta, O. Lyon e Limassol.

COYB FOREVER !!!!

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